15/mag/2013


Addio.

07/mag/2013

per non dir che stelle e morte fan paura

Devo tanto a quest'uomo. Mi raccolse -come fossi stata una bambina (s)perduta- e poi mi accolse come un padre; e come un padre generoso mi diede fiducia, consentendomi di ritrovarmi.
Andai a parlare con lui una mattina di giugno di qualche anno fa e gli chiesi con un'ansia malcelata e con una finta disinvoltura se avesse bisogno di una come me, con certe strane (e inutili) competenze; fu gentilissimo e mi disse che sarebbe stato un piacere per lui avermi nel suo staff. Riuscii ad ottenere l'agognato trasferimento solo dopo qualche mese  e per me cominciò una nuova vita lavorativa: da quel momento in poi avrei svolto un lavoro duro e molto al di là delle mie reali competenze e conoscenze, ma avrei trovato un ambiente umanamente ricchissimo ed un capo accogliente, fiducioso e generoso, che avrebbe saputo tirare fuori da questa signora sfiduciata e malandata doti che neanche sospettava di possedere.

Oggi, dal suo letto d'ospedale, ci ha accolto con il suo bel sorriso di bambino educato e un po' timido. E con un candore quasi irreale per quel posto di (grande) dolore, ci ha parlato del profondo amore per la sua donna e per i suoi figli e dell'affetto sincero per noi, sue umili collaboratrici affezionate, e tanto affrante. Un incontro toccante eppure allegro, doloroso eppur pieno di tenerezza, che non dimenticherò mai più, qualunque sarà il destino di quest'uomo.

Mi piace pensare che il mondo sia pieno di persone così; persone che sanno dare agli altri la possibilità di vivere una vita dignitosa, senza infliggere colpi bassi e senza doppi scopi, anche tra le quattro mura di un ufficio. Persone benevolenti, semplicemente.
Per questo so che sentirò tantissimo la sua mancanza.


Il titolo è preso da QUI.

03/mag/2013

Frivolezze, perché no?

Non dobbiamo smettere di sognare né di avere desideri piccoli e grandi, anche se le vicende pubbliche inibiscono il nostro entusiasmo e quelle private ci stremano e ci demoralizzano.

Prendo spunto da un post di Ogginientedinuovo ed elenco un po' di vorrei, frivoli  e stupidini, tanto per guardare fuori dal grigiore di questa stanza e volare alla ricerca di un albero illuminato da questo (ancor) tiepido sole di maggio.
V.Volegov


Vorrei una terrazza sul mar Tirreno, piena di gerani  e di peonie, di rosmarino e di lavanda, con poltroncine di bambù e tanti libri sparsi intorno, da poter leggere al tramonto.

Vorrei un cane, sì, un cane. Sono sicura che i miei gatti non ne sarebbero contenti e forse neanche i miei figli, ma io sì! Magari simpatico come Thelma,  ché tutti se ne innamorerebbero.

Vorrei che questa crema nutriente e antirughe della Coop, che uso da più di un anno, fosse davvero efficace, perché ad un prezzo più basso ci sarebbe solo lo stucco.

Vorrei iscrivermi a quei corsi di botanica che ogni anno spero di seguire e che puntualmente mi perdo per questioni varie e improrogabili.

Vorrei vedere Parigi.

Vorrei andare al concerto di Bruce Springsteen, di Roger Waters e di De Gregori. (Esagero?)

Vorrei mangiare un gelato gigante al gusto di nocciola, zabaione e pistacchio (e panna montata ) o una enorme granita di caffè senza sentirmi male (o in colpa).

Vorrei passare un giorno intero a vedere tutta la Trilogia de Il Signore degli Anelli, da sola e in religioso silenzio. E un altro a vedere tutta (dico tutta) la saga di Star Wars, magari insieme a G.: come la sua mamma, ne è un grandissimo estimatore.

Vorrei muovermi per Roma in bicicletta, anche se probabilmente non arriverei viva al terzo giorno.



Avevo detto un elenco frivolo e frivolo sia. :)

A voi, ora.

24/apr/2013

farfalla


Lo so, sono giorni concitati per il Paese e non dovrebbe esserci spazio per il privato. Ma il privato c’è e, nonostante la rielezione presidenziale, i tradimenti (?), le defenestrazioni e gli (improbabili) incarichi, la vita continua.

Tante sono le cose che non riesco a fare. Non so fare i dolci, non so guidare i furgoni, non so fare gli orli e non so nuotare; inoltre, non so gestire il disagio e la sofferenza dei miei figli, in particolare quelli della piccola. Perché è femmina? Perché è (e sarà sempre) la più piccola? Perché è la più esposta? Perché mi sembra fragile? Non lo so, so solo che le sue vicende, le sue frustrazioni, le sue sofferenze piccole e grandi, le sue sconfitte quotidiane mi scuotono così tanto da dover cercare un sostegno all'esterno che mi aiuti a rimanere lucida e disponibile. Farla diventare grande nelle piccole cose, aiutarla a diventare autonoma, consentirle di sbagliare, di cadere e di rialzarsi, mi sembra un incarico già arduo, ma che onoro con amore; tutto cambia, invece, quando mia figlia mi chiede di aiutarla a combattere la solitudine e la crudeltà, come se io avessi le risposte in tasca ai suoi mille perché: mi perdo, mi agito, mi annebbio e non so rispondere.
La scuola media è crudele, lo sappiamo tutti. E’ crudele perché i ragazzini, che non sono più bambini né ancora adolescenti, sperimentano il limite della propria libertà e spingono, spingono forte sull'acceleratore del tutto-è-possibile, a meno che qualcuno (genitori, insegnanti, altri compagni) non li fermi in tempo. Il bullismo alle Medie è di casa, si sa, e rubare un libro, prendere a calci o dare dello “bastardo ciccione” o dello “sporco indiano” è all'ordine del giorno; inoltre, isolare la meno avvenente o la più grassottella o la meno veloce o la diversa diventa naturale. E che fa una madre, quando sua figlia chiede aiuto? Che dovrei fare io, che ho sempre insegnato a mia figlia a combattere i soprusi e le ingiustizie, contro la macchina ben collaudata della crudeltà? Ma come aiutarla  senza sostituirmi a lei? L'incubo di poterla manovrare, nelle risposte alle sue domande, mi perseguita.
Qualche settimana fa, mentre riordinavo la libreria, ho trovato un volantino (che lei, ovviamente, non mi aveva dato) con il quale si invitavano i genitori a prenotarsi presso lo sportello d’ascolto della Scuola Media in caso di difficoltà. Mi sono seduta e ho pianto: forse avevo trovato una strada da percorrere (Renata, vedi, ho chiesto aiuto...); ho aspettato la mattina successiva e mi sono prenotata.
Sono già al 4° incontro e, pur essendo mia figlia ancora vittima di bullismo e di solitudine, forse riuscirò a trovare la lucidità necessaria per ascoltarla e per aiutarla, senza sostituirmi a lei. 

Che dio benedica lo sportello d'ascolto. E la scuola pubblica, naturalmente.

16/apr/2013

esser ramo, non tronco


Essere all'altezza, che palle, preferirei dormire. Lo sforzo che quotidianamente compio per essere all'altezza mi sfianca, perché intendo proprio quello sforzo che ti gonfia le vene del collo, quando lo fai, quello che ti fa la faccia rossa e gli occhi lucidi, e che ti fa sudare da tutte le parti, pure sulle mani. Ché contrapporre la mia  innata mediocrità al mio imposto senso del dovere  e  la mia naturale voglia di scappare alla necessità di affrontare l'esistenza  a testa bassa e a pugni chiusi mi costa un sacco e mi consuma come una candela che brucia da due parti; e penso che, probabilmente, qualcosa è andato storto nel laboratorio del grande creatore, perché, per come sono stata programmata, sarei dovuta essere beneficiaria, non beneficio; avrei dovuto prendere, non dare; avrei dovuto uniformarmi, non indicare la strada; avrei dovuto esser ramo, non tronco. Invece sono qui, ansimante, in un immenso mare di inadeguatezza, a far da scoglio e da riparo senza averne la conformazione né la vocazione.
Ansia da prestazione, certo, che puntualmente prendo a sberle, quando la necessità incombe e la strada si fa a senso unico. Ma a volte non respiro più e mi si annebbia la vista. E non ho tempo di scrivere né di leggere, solo di pensare e neanche troppo bene.

Ma è primavera. E non voglio avere brutti pensieri, almeno non con questo profumo nell'aria.


04/apr/2013

che la giornata cominci

La sveglia dovrebbe suonare alle 5.45, ma io la spengo sempre prima che suoni, un po' perché Gatto-mangione mi lecca la mano gelata che fuoriesce dal piumone e un po' perché riconosco (quasi) tutti i rumori del mattino: quelli allegri che fanno le tortore sul pino di fronte, quello inquietante e fastidioso dell'autobus di linea che percorre la grande arteria, quello tintinnante che fa Agnese quando accende il motorino sotto la mia finestra e quello un po' lugubre della caldaia che si accende. Insomma, sveglia prima della sveglia. 
 Ancora al buio arrivo in cucina, inciampo nei gatti affamati, mi cade (puntualmente) la polvere del caffè, mentre cerco di farmene uno alla svelta, prima iniziare a cucinare. L'ora di svegliare B. arriva fin troppo presto con la casa che sa di risotto e di verdure bollite e, mentre lei si gode la sua tazza di cereali e qualche cartone, posso farmi una doccia e truccarmi senza nessuno tra i piedi, ascoltare Alessandro Milan e i suoi ospiti su Radio24 fino all'entrata stropicciata e burbera di G.: mi avvisa, senza troppa grazia, che il mio tempo in bagno è scaduto. Ma io sono quasi pronta. 
Suona la campana della chiesa e io so che è ora di accelerare il passo e di passare in rassegna zaini, borse, borse per il pranzo, giacche, chiavi e raccomandazioni varie. Io e B. usciamo trafelate e, in direzione dell'automobile parcheggiata dio-solo-sa-dove, cerchiamo di recuperare sempre un paio di suoi coetanei con degli zaini a seguito di dimensioni spaziali. Tutti dentro la mia piccola auto e si parte: i ragazzi chiacchierano, ridono e si sussurrano improbabili storie di amici che solo loro conoscono, mentre io rimango in silenzio per non metterli in soggezione e perché ascoltarli è davvero divertente. 
Li scarico letteralmente davanti all'entrata della Scuola Media, li guardo dallo specchietto e riparto.
Finalmente posso accendere la radio e godermi il mio momento preferito: il Ruggito del Coniglio sta per cominciare e io posso raggiungere l'ufficio ridendo. Vuoi mettere?

25/mar/2013

poi d'improvviso mi sciolse le mani e le mie braccia divennero ali


Cosa vuol dire per una non credente come me, rivivere La Buona Novella di Fabrizio De André, quando la Pasqua è dietro l’angolo? Anzitutto vuol dire partecipare alla vicenda umana di una piccola donna di nome Maria, bimba strappata dal seno di sua madre all'età di tre anni, poi sposa troppo giovane di un uomo troppo grande e, infine, madre, senza aver scelto di diventarlo, di un uomo che sarebbe morto atrocemente per aver troppo amato. Ma non solo questo, perché rivivere da vicino quest'opera mi ha consentito anche di riflettere su una fede che non c’è (più), nell'amara constatazione che il non credere mi ha certamente liberato di fronte alla ragione, ma mi ha reso anche più sola, in quanto priva della certezza di una paterna ed eterna consolazione. Una constatazione che fa male, quando la Pasqua, la rinascita dopo la morte, si avvicina.

Comunque.
Sabato sera, emozionatissimi, io e C. abbiamo percorso, quasi volando, via della Conciliazione in direzione dell’Auditorium, per partecipare al concerto della PFM.
Sapevamo che nella prima parte del concerto il gruppo avrebbe eseguito, reinterpretandola, La Buona Novella, ma mai avremmo pensato, o forse sì, che i nostri amatissimi pezzi sarebbero stati eseguiti con tanta generosità ed arrangiati con un tal garbo e misura da non far mai rimpiangere gli originali cantati da Faber. Mussida e Di Cioccio non hanno la sua voce, certo (ma chi ce l’ha?), eppure mi sono sembrati a loro agio, anche nell'eseguire pezzi difficili come Il sogno di Maria e Tre Madri, e mai fuori posto, neanche con la versione blues di Ave Maria. Bravissimi il tastierista e il batterista, bravissimo e poliedrico Lucio “Violino” Fabbri, senza tempo e sempre appassionato Franco Mussida alla  voce e alle chitarre, concentratissimo e perfetto Patrick Djivas al basso e una vera forza della natura Franz Di Cioccio, voce ancora bella e batteria ancora possente.

Sono stati bravissimi. E non solo perché la Buona Novella è un concept album difficile da interpretare, quando la voce originale, la voce guida, il riferimento, il faro, è la voce calda e profonda di Fabrizio De André, ma anche perché la loro musica ancora c’è: c’è la forza, la passione, l’impegno, la professionalità, la simpatia, la preparazione. Ho amato molto la musica Progressive in passato, e la Pfm ne è stata, in Italia, l’esempio più alto, secondo me: lo testimoniano pezzi travolgenti come La carrozza di HansImpressioni di SettembreCelebrationDove quando. Sì, allora c'erano anche grandi gruppi come il Banco, Le Orme, gli Osanna,  ma la P(remiata) F(orneria) M(arconi) è stata sempre un’altra cosa, per me: amore e sull'amore non si discute.
Franz, Franco, Patrick, Lucio -e gli altri- ci sono ed hanno fatto venire giù l’Auditorium a suon di applausi.
Bravissimi.
[Inchino]. 
I video sono stati postati su Youtube da un generoso partecipante al concerto, che ringrazio di cuore.