Addio.
Il cielo di Linda
A volte, il cielo di foglie è più bello del cielo di nuvole
15/mag/2013
07/mag/2013
per non dir che stelle e morte fan paura
Devo tanto a quest'uomo. Mi raccolse -come fossi stata una bambina (s)perduta- e poi mi accolse come un padre; e come un padre generoso mi diede fiducia, consentendomi di ritrovarmi.
Andai a parlare con lui una mattina di giugno di qualche anno fa e gli chiesi con un'ansia malcelata e con una finta disinvoltura se avesse bisogno di una come me, con certe strane (e inutili) competenze; fu gentilissimo e mi disse che sarebbe stato un piacere per lui avermi nel suo staff. Riuscii ad ottenere l'agognato trasferimento solo dopo qualche mese e per me cominciò una nuova vita lavorativa: da quel momento in poi avrei svolto un lavoro duro e molto al di là delle mie reali competenze e conoscenze, ma avrei trovato un ambiente umanamente ricchissimo ed un capo accogliente, fiducioso e generoso, che avrebbe saputo tirare fuori da questa signora sfiduciata e malandata doti che neanche sospettava di possedere.
Oggi, dal suo letto d'ospedale, ci ha accolto con il suo bel sorriso di bambino educato e un po' timido. E con un candore quasi irreale per quel posto di (grande) dolore, ci ha parlato del profondo amore per la sua donna e per i suoi figli e dell'affetto sincero per noi, sue umili collaboratrici affezionate, e tanto affrante. Un incontro toccante eppure allegro, doloroso eppur pieno di tenerezza, che non dimenticherò mai più, qualunque sarà il destino di quest'uomo.
Mi piace pensare che il mondo sia pieno di persone così; persone che sanno dare agli altri la possibilità di vivere una vita dignitosa, senza infliggere colpi bassi e senza doppi scopi, anche tra le quattro mura di un ufficio. Persone benevolenti, semplicemente.
Per questo so che sentirò tantissimo la sua mancanza.
Il titolo è preso da QUI.
Andai a parlare con lui una mattina di giugno di qualche anno fa e gli chiesi con un'ansia malcelata e con una finta disinvoltura se avesse bisogno di una come me, con certe strane (e inutili) competenze; fu gentilissimo e mi disse che sarebbe stato un piacere per lui avermi nel suo staff. Riuscii ad ottenere l'agognato trasferimento solo dopo qualche mese e per me cominciò una nuova vita lavorativa: da quel momento in poi avrei svolto un lavoro duro e molto al di là delle mie reali competenze e conoscenze, ma avrei trovato un ambiente umanamente ricchissimo ed un capo accogliente, fiducioso e generoso, che avrebbe saputo tirare fuori da questa signora sfiduciata e malandata doti che neanche sospettava di possedere.
Oggi, dal suo letto d'ospedale, ci ha accolto con il suo bel sorriso di bambino educato e un po' timido. E con un candore quasi irreale per quel posto di (grande) dolore, ci ha parlato del profondo amore per la sua donna e per i suoi figli e dell'affetto sincero per noi, sue umili collaboratrici affezionate, e tanto affrante. Un incontro toccante eppure allegro, doloroso eppur pieno di tenerezza, che non dimenticherò mai più, qualunque sarà il destino di quest'uomo.
Mi piace pensare che il mondo sia pieno di persone così; persone che sanno dare agli altri la possibilità di vivere una vita dignitosa, senza infliggere colpi bassi e senza doppi scopi, anche tra le quattro mura di un ufficio. Persone benevolenti, semplicemente.
Per questo so che sentirò tantissimo la sua mancanza.
Il titolo è preso da QUI.
03/mag/2013
Frivolezze, perché no?
Non dobbiamo smettere di sognare né di avere desideri piccoli e grandi, anche se le vicende pubbliche inibiscono il nostro entusiasmo e quelle private ci stremano e ci demoralizzano.
Prendo spunto da un post di Ogginientedinuovo ed elenco un po' di vorrei, frivoli e stupidini, tanto per guardare fuori dal grigiore di questa stanza e volare alla ricerca di un albero illuminato da questo (ancor) tiepido sole di maggio.
Vorrei una terrazza sul mar Tirreno, piena di gerani e di peonie, di rosmarino e di lavanda, con poltroncine di bambù e tanti libri sparsi intorno, da poter leggere al tramonto.
Vorrei un cane, sì, un cane. Sono sicura che i miei gatti non ne sarebbero contenti e forse neanche i miei figli, ma io sì! Magari simpatico come Thelma, ché tutti se ne innamorerebbero.
Vorrei che questa crema nutriente e antirughe della Coop, che uso da più di un anno, fosse davvero efficace, perché ad un prezzo più basso ci sarebbe solo lo stucco.
Vorrei iscrivermi a quei corsi di botanica che ogni anno spero di seguire e che puntualmente mi perdo per questioni varie e improrogabili.
Vorrei vedere Parigi.
Vorrei andare al concerto di Bruce Springsteen, di Roger Waters e di De Gregori. (Esagero?)
Vorrei mangiare un gelato gigante al gusto di nocciola, zabaione e pistacchio (e panna montata ) o una enorme granita di caffè senza sentirmi male (o in colpa).
Vorrei passare un giorno intero a vedere tutta la Trilogia de Il Signore degli Anelli, da sola e in religioso silenzio. E un altro a vedere tutta (dico tutta) la saga di Star Wars, magari insieme a G.: come la sua mamma, ne è un grandissimo estimatore.
Vorrei muovermi per Roma in bicicletta, anche se probabilmente non arriverei viva al terzo giorno.
Avevo detto un elenco frivolo e frivolo sia. :)
A voi, ora.
Prendo spunto da un post di Ogginientedinuovo ed elenco un po' di vorrei, frivoli e stupidini, tanto per guardare fuori dal grigiore di questa stanza e volare alla ricerca di un albero illuminato da questo (ancor) tiepido sole di maggio.
![]() |
| V.Volegov |
Vorrei una terrazza sul mar Tirreno, piena di gerani e di peonie, di rosmarino e di lavanda, con poltroncine di bambù e tanti libri sparsi intorno, da poter leggere al tramonto.
Vorrei un cane, sì, un cane. Sono sicura che i miei gatti non ne sarebbero contenti e forse neanche i miei figli, ma io sì! Magari simpatico come Thelma, ché tutti se ne innamorerebbero.
Vorrei che questa crema nutriente e antirughe della Coop, che uso da più di un anno, fosse davvero efficace, perché ad un prezzo più basso ci sarebbe solo lo stucco.
Vorrei iscrivermi a quei corsi di botanica che ogni anno spero di seguire e che puntualmente mi perdo per questioni varie e improrogabili.
Vorrei vedere Parigi.
Vorrei andare al concerto di Bruce Springsteen, di Roger Waters e di De Gregori. (Esagero?)
Vorrei mangiare un gelato gigante al gusto di nocciola, zabaione e pistacchio (e panna montata ) o una enorme granita di caffè senza sentirmi male (o in colpa).
Vorrei passare un giorno intero a vedere tutta la Trilogia de Il Signore degli Anelli, da sola e in religioso silenzio. E un altro a vedere tutta (dico tutta) la saga di Star Wars, magari insieme a G.: come la sua mamma, ne è un grandissimo estimatore.
Vorrei muovermi per Roma in bicicletta, anche se probabilmente non arriverei viva al terzo giorno.
Avevo detto un elenco frivolo e frivolo sia. :)
A voi, ora.
24/apr/2013
farfalla
Lo so, sono giorni concitati per
il Paese e non dovrebbe esserci spazio per il privato. Ma il privato c’è e,
nonostante la rielezione presidenziale, i tradimenti (?), le defenestrazioni e gli (improbabili) incarichi,
la vita continua.
Tante sono le cose che non riesco
a fare. Non so fare i dolci, non so guidare i furgoni, non so fare gli orli e
non so nuotare; inoltre, non so gestire il disagio e la sofferenza dei miei
figli, in particolare quelli della piccola. Perché è femmina? Perché è (e sarà
sempre) la più piccola? Perché è la più esposta? Perché mi sembra fragile? Non lo
so, so solo che le sue vicende, le sue frustrazioni, le sue sofferenze piccole
e grandi, le sue sconfitte quotidiane mi scuotono così tanto da dover cercare
un sostegno all'esterno che mi aiuti a rimanere lucida e disponibile. Farla
diventare grande nelle piccole cose, aiutarla a diventare autonoma, consentirle
di sbagliare, di cadere e di rialzarsi, mi sembra un incarico già arduo, ma che
onoro con amore; tutto cambia, invece, quando mia figlia mi chiede di aiutarla a combattere
la solitudine e la crudeltà, come se io avessi le risposte in tasca ai suoi mille perché: mi perdo, mi agito, mi annebbio e non so rispondere.
La scuola media è crudele, lo
sappiamo tutti. E’ crudele perché i ragazzini, che non sono più bambini né
ancora adolescenti, sperimentano il limite della propria libertà e spingono,
spingono forte sull'acceleratore del tutto-è-possibile, a meno che qualcuno (genitori, insegnanti,
altri compagni) non li fermi in tempo. Il bullismo alle Medie è di casa, si sa, e rubare un libro, prendere a calci o dare dello “bastardo ciccione” o dello “sporco indiano” è all'ordine del
giorno; inoltre, isolare la meno avvenente o la più grassottella o la meno veloce o la diversa diventa naturale. E che fa una madre, quando sua figlia chiede aiuto? Che dovrei
fare io, che ho sempre insegnato a mia figlia a combattere i soprusi e le
ingiustizie, contro la macchina ben collaudata della crudeltà? Ma come aiutarla senza sostituirmi a lei? L'incubo di poterla manovrare, nelle risposte alle sue domande, mi perseguita.
Qualche settimana fa, mentre
riordinavo la libreria, ho trovato un volantino (che lei,
ovviamente, non mi aveva dato) con il quale si invitavano i genitori a prenotarsi
presso lo sportello d’ascolto della Scuola Media in caso di difficoltà. Mi sono seduta e ho pianto: forse avevo trovato una strada da percorrere (Renata, vedi, ho chiesto aiuto...); ho aspettato la mattina successiva e mi sono prenotata.
Sono già al 4° incontro e, pur essendo mia figlia ancora vittima di bullismo e di solitudine, forse riuscirò a trovare la lucidità necessaria per ascoltarla e per aiutarla, senza sostituirmi a lei.
Che dio benedica lo sportello d'ascolto. E la scuola pubblica, naturalmente.
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16/apr/2013
esser ramo, non tronco
Ansia da prestazione, certo, che puntualmente prendo a sberle, quando la necessità incombe e la strada si fa a senso unico. Ma a volte non respiro più e mi si annebbia la vista. E non ho tempo di scrivere né di leggere, solo di pensare e neanche troppo bene.
Ma è primavera. E non voglio avere brutti pensieri, almeno non con questo profumo nell'aria.
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04/apr/2013
che la giornata cominci
La sveglia dovrebbe suonare alle 5.45, ma io la spengo sempre prima che suoni, un po' perché Gatto-mangione mi lecca la mano gelata che fuoriesce dal piumone e un po' perché riconosco (quasi) tutti i rumori del mattino: quelli allegri che fanno le tortore sul pino di fronte, quello inquietante e fastidioso dell'autobus di linea che percorre la grande arteria, quello tintinnante che fa Agnese quando accende il motorino sotto la mia finestra e quello un po' lugubre della caldaia che si accende. Insomma, sveglia prima della sveglia.
Ancora al buio arrivo in cucina, inciampo nei gatti affamati, mi cade (puntualmente) la polvere del caffè, mentre cerco di farmene uno alla svelta, prima iniziare a cucinare. L'ora di svegliare B. arriva fin troppo presto con la casa che sa di risotto e di verdure bollite e, mentre lei si gode la sua tazza di cereali e qualche cartone, posso farmi una doccia e truccarmi senza nessuno tra i piedi, ascoltare Alessandro Milan e i suoi ospiti su Radio24 fino all'entrata stropicciata e burbera di G.: mi avvisa, senza troppa grazia, che il mio tempo in bagno è scaduto. Ma io sono quasi pronta.
Suona la campana della chiesa e io so che è ora di accelerare il passo e di passare in rassegna zaini, borse, borse per il pranzo, giacche, chiavi e raccomandazioni varie. Io e B. usciamo trafelate e, in direzione dell'automobile parcheggiata dio-solo-sa-dove, cerchiamo di recuperare sempre un paio di suoi coetanei con degli zaini a seguito di dimensioni spaziali. Tutti dentro la mia piccola auto e si parte: i ragazzi chiacchierano, ridono e si sussurrano improbabili storie di amici che solo loro conoscono, mentre io rimango in silenzio per non metterli in soggezione e perché ascoltarli è davvero divertente.
Li scarico letteralmente davanti all'entrata della Scuola Media, li guardo dallo specchietto e riparto.
Finalmente posso accendere la radio e godermi il mio momento preferito: il Ruggito del Coniglio sta per cominciare e io posso raggiungere l'ufficio ridendo. Vuoi mettere?
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25/mar/2013
poi d'improvviso mi sciolse le mani e le mie braccia divennero ali
Cosa vuol dire per una non
credente come me, rivivere La Buona Novella di Fabrizio De André, quando la Pasqua è dietro l’angolo? Anzitutto vuol dire partecipare alla vicenda umana di una piccola donna di nome Maria, bimba strappata dal seno di sua madre all'età di tre anni, poi sposa troppo giovane
di un uomo troppo grande e, infine, madre, senza aver scelto di diventarlo, di un uomo che sarebbe
morto atrocemente per aver troppo amato. Ma non solo questo, perché rivivere da vicino quest'opera mi ha consentito anche di riflettere su una fede che non
c’è (più), nell'amara constatazione che il non credere mi ha certamente liberato di fronte alla ragione, ma mi ha reso anche più sola, in quanto priva della certezza di una paterna ed eterna consolazione. Una constatazione che fa male, quando la Pasqua, la rinascita dopo la morte, si avvicina.
Comunque.
Sabato sera, emozionatissimi, io e C. abbiamo percorso, quasi volando, via della Conciliazione in direzione dell’Auditorium, per partecipare al concerto della PFM.
Sapevamo che nella prima parte del concerto il gruppo avrebbe eseguito, reinterpretandola,La Buona Novella , ma mai avremmo
pensato, o forse sì, che i nostri amatissimi pezzi sarebbero
stati eseguiti con tanta generosità ed arrangiati con un tal garbo e misura da
non far mai rimpiangere gli originali cantati da Faber. Mussida e Di Cioccio non hanno la sua voce, certo (ma chi ce l’ha?), eppure mi sono sembrati a loro agio, anche
nell'eseguire pezzi difficili come Il sogno di Maria e Tre Madri, e
mai fuori posto, neanche con la versione blues di Ave Maria. Bravissimi il
tastierista e il batterista, bravissimo e poliedrico Lucio “Violino” Fabbri, senza tempo e
sempre appassionato Franco Mussida alla voce e alle chitarre, concentratissimo e perfetto Patrick Djivas al basso e una vera forza della
natura Franz Di Cioccio, voce ancora bella e batteria ancora possente.
Sono stati bravissimi. E non solo perchéla Buona Novella è un concept album difficile da interpretare, quando la voce originale, la voce guida, il riferimento, il faro, è la voce calda e profonda di Fabrizio De André, ma anche perché la loro musica ancora c’è: c’è la forza, la passione, l’impegno, la professionalità, la simpatia, la preparazione. Ho amato molto la musica Progressive in passato, e la Pfm ne è stata, in Italia, l’esempio più alto, secondo me: lo testimoniano pezzi travolgenti come La carrozza di Hans, Impressioni di Settembre, Celebration, Dove quando. Sì, allora c'erano anche grandi gruppi come il Banco, Le Orme, gli Osanna, ma la P (remiata) F(orneria) M(arconi) è stata sempre un’altra cosa, per me: amore e sull'amore non si discute.
Sabato sera, emozionatissimi, io e C. abbiamo percorso, quasi volando, via della Conciliazione in direzione dell’Auditorium, per partecipare al concerto della PFM.
Sapevamo che nella prima parte del concerto il gruppo avrebbe eseguito, reinterpretandola,
Sono stati bravissimi. E non solo perché
Franz, Franco, Patrick, Lucio -e gli altri- ci sono ed hanno fatto venire giù l’Auditorium a suon di applausi.
Bravissimi.
[Inchino].
I video sono stati postati su Youtube da un generoso partecipante al concerto, che ringrazio di cuore.
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