24/apr/2011

Biblioteca e rimpianti

Li ho rivisti l’altra sera, in un ristorante cinese gremito e fumoso. Insieme.
Quando sono entrati, ho nascosto il viso tra i capelli, un gesto istintivo per non essere riconosciuta.
Si sono seduti lontano da me.
Ma io, durante tutta la cena, ho parlato di loro, di quanto fosse intelligente Adele e di quanto fosse tenero Francesco e di cosa avesse significato per me lavorare in quella biblioteca e avere incontrato ragazzi così. Se ci penso… non riesco neanche a scrivere, mi si appannano gli occhi e mi brucia la gola per la commozione…era il mio lavoro e io l’amavo, più che ogni altra cosa.
Una biblioteca di un grande liceo di periferia, tredici anni fa… ragazzi e ragazze ad ogni ora, con richieste di tutti i tipi, pieni di entusiasmo e di allegria, qualcuno timido, qualcuno più sfacciato. Io catalogavo e classificavo, Elena era al prestito, la radio era accesa bassa bassa, tra pile di libri, periodici e quotidiani e il vociare quasi continuo e il viavai al cambio dell'ora;  il sole attraverso i vetri e l’odore dell’erba tagliata … E poi, sette anni fa, loro, un fiume in piena, Adele, Marianna, Francesco, Eleonora, Riccardo, Guido, diomio, ragazzi miei, come potrei dimenticarmi di voi? Ho in testa ancora le vostre voci, le vostre risate cristalline e anche i vostri gusti letterari ... Così curiosi, attenti, intelligenti, logorroici, ma anche così dolci e mai supponenti; e tutti con quella luce sul viso, la luce che ti viene dalla certezza di un futuro bello e fulgido. Sono stati anni magici, si parlava di Garcia Marquez e di Visconti, di Keith Haring  e dei Metallica, di Jane Austen e di Stephen Hawking. E di Battiato, sempre di Battiato. E si rideva. Sì, davvero anni magici.
Ma vinsi un concorso altrove e dopo una grande festa d’addio, rose rosse e regalini, baci, lacrime e  l’ultima maturità, dovetti andarmene. Poi più nulla, buio totale.
Fino all’altra sera.
Adele aveva una gonna stretta e i tacchi alti, ma il visetto… sempre quello acqua e sapone del liceo. Francesco, solo un po’ più massiccio, ma ancora con quell’espressione attonita e un po’ candida dei miopi…
Alla fine, non ho resistito. Mi sono alzata e sono andata al loro tavolo. “Sono Linda…” ho detto piano. Sono stata sommersa da un abbraccio caldo, lungo e silenzioso…anzi da un doppio tenero abbraccio.
I “miei” ragazzi sono adulti, da poco divenuti ingegneri, ancora disoccupati, ma con quella limpida luce sul viso ed un amore intenso che li lega. Il tempo di sapere notizie, di guardarli, di dire qualcosa; poi mi sono congedata quasi correndo ...  sono molto emotiva, quando si tratta di loro...
E mentre scrivo e ripenso, so che c'è un po’ di me in loro e moltissimo di loro in me.